Farina di insetti: in quali prodotti si può trovare e come riconoscerla in etichetta

Stai prendendo un pacco di biscotti dallo scaffale, giri la confezione per controllare zuccheri e ingredienti, e tra le righe compare un nome che non ti aspettavi. È così che molti scoprono la presenza della farina di insetti nei prodotti alimentari, non come slogan in grande, ma dentro l’elenco ingredienti. Il punto pratico, oggi, è capire dove può trovarsi davvero e come riconoscerla senza confusione.

Dove si può trovare più facilmente

La presenza di farine o polveri ottenute da insetti riguarda soprattutto alcune categorie precise, non tutti gli alimenti in commercio. I prodotti più citati sono:

  • biscotti
  • snack
  • pasta fresca, come tagliatelle o impasti simili
  • prodotti di pasticceria
  • semilavorati e miscele per preparazioni alimentari
  • farine pure vendute online o in canali specializzati

Tra le forme autorizzate e più note c’è la polvere di grillo, cioè Acheta domesticus, utilizzata come ingrediente in quantità regolate. In alcuni casi si parla anche di polvere di Alphitobius diaperinus, noto come verme della farina minore, disponibile in forma essiccata, congelata, in pasta o in polvere.

Nella pratica, questi prodotti sono arrivati prima nel canale Horeca, quindi bar, ristoranti e alberghi, oltre che nell’e-commerce e nelle forniture per aziende alimentari. Nei supermercati l’ingresso è più graduale e spesso limitato a linee particolari o prodotti innovativi.

In quali quantità può essere usata

Qui conviene essere chiari: non si tratta, di norma, di prodotti composti interamente da farina di insetti. Più spesso è un ingrediente inserito in una ricetta.

Alcuni esempi citati nel settore:

  • nelle tagliatelle o in certe paste fresche, la polvere può arrivare fino al 15%
  • nei biscotti, il limite indicato per alcune applicazioni può arrivare fino all’8%

Queste percentuali dipendono dal tipo di alimento e dalle autorizzazioni previste a livello europeo per i novel food, cioè alimenti non tradizionalmente consumati in misura significativa nell’Unione Europea prima delle norme specifiche. Le autorizzazioni sono state introdotte progressivamente tra 2022 e 2023.

Come riconoscerla in etichetta

Il modo più semplice è leggere con attenzione l’elenco ingredienti. Le diciture da cercare sono abbastanza precise. Le più tipiche sono:

  • polvere sgrassata di Acheta domesticus
  • farina parzialmente sgrassata di grillo domestico

Se il prodotto è una farina pura, di solito la confezione lo segnala in modo molto evidente. La situazione cambia con miscele, impasti pronti e semilavorati, dove l’ingrediente può risultare meno immediato da notare perché inserito tra altri componenti.

Chi lavora nella ristorazione o nella trasformazione alimentare, di solito, controlla anche la denominazione legale del prodotto, non solo il nome commerciale. È un’abitudine utile anche per i consumatori: un packaging moderno o un nome creativo possono dire poco, l’elenco ingredienti invece dice tutto.

Prezzo e diffusione reale

La farina di grillo prodotta o distribuita in Italia esiste già da alcuni anni, soprattutto in filiere specializzate. Alcune aziende nazionali hanno sviluppato allevamenti dedicati e produzione autorizzata per il mercato alimentare. Sul prezzo, si parla spesso di circa 50-60 euro al chilo, ma il costo può variare in base a formato, purezza, lavorazione, confezionamento e canale di vendita.

Questo aiuta a capire perché, almeno per ora, la si incontri più facilmente in prodotti di nicchia o ad alto contenuto innovativo, piuttosto che negli alimenti più economici e di largo consumo.

Cosa controllare subito quando fai la spesa

Per evitare dubbi, bastano tre verifiche rapide:

  1. leggi l’elenco ingredienti per intero
  2. cerca i nomi scientifici, soprattutto Acheta domesticus
  3. controlla se si tratta di semilavorati, mix o prodotti da forno particolari

La presenza di farina di insetti non è nascosta illegalmente, deve essere indicata in etichetta. Per chi vuole evitarla o, al contrario, provarla consapevolmente, la differenza la fa un gesto semplice: girare la confezione e leggere bene le parole piccole.

Redazione La Mia Cucina Rossa

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